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Dicono di noi

 

Dicono di noi

Per dare spazio alle novità ma per non perdere la memoria, in questa pagina potrai trovare la “storia della vita parrocchiale” raccontata dai giornali e vi rimarranno per un po’… in modo che chiunque possa prendere visione anche di cio’ che è passato… 

In questa pagina raccogliamo articoli, recensioni, commenti di cui veniamo a conoscenza. Cogliamo l’occasione per ringraziarne gli autori e chi ce li segnala. Buona lettura!

SALUTO A DON ANTONIO POGGI

Carissimo don Antonio, domenica 26 novembre 2017 io con altri zelaschi abbiamo fatto un tuffo nel passato:

in concomitanza con la festa patronale di sant’Andrea abbiamo avuto l’occasione di ricordare il suo 60° anniversario di vita sacerdotale. La sua presenza in parrocchia ci ha offerto la possibilità di conoscere le sue doti di umanità, intelligenza e disponibilità. Le siamo grati per tutti gli anni trascorsi con noi in semplicità, facendoci apprezzare i valori della nostra fede e permettendoci di conoscere sempre meglio il messaggio evangelico. La ringraziamo sentitamente ed esprimo a nome di tutti i più sentiti auguri, assicurandole le nostre preghiere perché il Signore la conservi ancora a lungo a servizio della nostra chiesa lodigiana. La festa è stata un vero Ringraziamento a Dio per il dono del suo sacerdozio e per quello che il suo impegno lo ha portato a fare (grazie anche alla collaborazione di tanti), per la comunità di Zelo Buon Persico. Rivederla celebrare l’Eucarestia nella nostra Chiesa è stata un’emozione grande. Incrociare gli sguardi di tante persone durante la celebrazione, che diventavano sorrisi per il rivedersi dopo lungo tempo riempie davvero il cuore.

Dopo la Messa durante il pranzo in oratorio i sorrisi sono diventati calorosi abbracci e saluti affettuosi per il Don!! Mi ha fatto piacere come lei abbia ancora nel cuore la realtà dell’oratorio che, appena arrivato tra noi, ha voluto e desiderato tanto e per il quale, lo sappiamo bene, ha speso tanta fatica e tanto tempo per costruire. Vedere poi il “nostro” oratorio vivo è bellissimo perché rinfranca l’animo di chi ha dato tanto per costruirlo e di chi oggi lo guida come pastore. Ho trovato questa felice espressione: «Il sacerdote è una guida per la comunità religiosa ma anche un riferimento per la comunità. In un periodo così denso di cambiamenti come quello attuale, i sacerdoti possono operare tenendo ben presenti i valori condivisi, come l›aiuto al prossimo, l›affezione ai più deboli, la solidarietà, la dignità della persona, il valore della famiglia e dello sport». Credo che lei, don Antonio, abbia accolto con impegno e dedizione questo compito, portando il proprio contributo. Ora la saluto. Spero di non essere stato né lungo, né noioso. Ho espresso i sentimenti che mi legano a lei e al mio paese…

Con affetto e riconoscenza, le auguro un buon cammino.

luciano castoldi

RACCOLTA ALIMENTARE

È diventata una buona abitudine quella in Avvento di effettuare una raccolta porta a porta dei generi alimentari da destinare alla Caritas parrocchiale. Questa iniziativa permette da una parte di coinvolgere i più giovani e dall’altra di fare sentire un po’ tutti corresponsabili del nostro prossimo. Il materiale raccolto andrà certamente a contribuire ai pacchi alimentari dei prossimi mesi. La data della raccolta è prevista nel pomeriggio di domenica 3 dicembre. Gli incaricati ritireranno solo generi alimentari a lunga conservazione, non da frigo o congelati; un’altra accortezza deve essere la data di scadenza: non può essere troppo vicina.

I ragazzi che a nome della Caritas o dell’oratorio suoneranno il campanello non chiederanno offerte in denaro ma solo generi alimentari. I prodotti richiesti, a titolo esemplificativo sono: pasta, olio (*), latte a lunga conservazione, biscotti prima colazione, zucchero, riso, pelati, legumi (*), dadi, tonno, carne in scatola (*), caffè.

Un pranzo? Per carità!

In oratorio si sono affrontate due squadre, una rossa e una blu; non si tratta del calcio balilla bensì dei ragazzi di II-III media e I superiore che domenica 19 novembre hanno cucinato due menù differenti per i propri famigliari. La sfida non si limitava all’arte culinaria ma si allargava alla fantasia e alla preparazione della sala, dei centri tavola e del servizio. Tutto questo perché? Il contesto del pranzo (la prima domenica dei poveri) e l’ambito dei ragazzi (la catechesi) determinano il senso dell’iniziativa che non è stata proposta semplicemente per riempire una domenica o per far esperienza ai ragazzi: certamente la preparazione del tutto ha permesso di creare maggiore coesione e collaborazione tra i preadolescenti; in secondo luogo, il ricavato del pranzo, secondo gli accordi presi dai ragazzi stessi, sarebbe stato devoluto ai poveri. Ed ecco che la somma raccolta (€ 400,00) sarà spartita tra la comunità delle suore rumene e la comunità “Casa della giovane” di Lodi, entrambe realtà che i ragazzi hanno conosciuto per sentito dire (la prima) oppure per esperienza (la seconda).

Un ringraziamento speciale va quindi ai ragazzi guidati dai catechisti e da validi aiuto-cuochi e, non di meno ai famigliari che hanno accolto l’invito loro rivolto; hanno potuto così apprezzare il bel gesto dei figli e il risultato gustoso delle loro fatiche.

PRANZO DEI POPOLI

Ormai lo diamo come assodato: nel mondo le risorse sono distribuite in modo sproporzionato; secondo alcuni dati, infatti, l’1% della popolazione mondiale ha a disposizione circa la metà delle risorse, mentre l’80% delle persone che abitano sul globo dispongono di circa l’8% dei beni. Sono cifre che di tanto in tanto sentiamo, tuttavia un conto è “conoscere”, un altro è “sperimentare sulla propria pelle”. Ecco perché i ragazzi delle superiori hanno voluto proporre agli zelaschi un’esperienza che potesse riflettere nel piccolo quanto accade ogni giorno nel mondo: un ristretto numero di persone aveva a disposizione un banchetto abbondante, mentre una fascia un po’ più ampia era tutto sommato benestante; la maggior parte degli invitati invece doveva accontentarsi di una sedia e di due cucchiai di riso. Prima però di pranzare i ragazzi hanno mostrato agli invitati alcuni dati mondiali: oltre alla distribuzione di cibo e acqua, hanno cercato la produzione di rifiuti (indice di quanto si consumi), oltre alle guerre diffuse nel mondo (molte delle quali sono dimenticate) e alle calamità naturali che hanno colpito vari Paesi e che hanno portato con sé, oltre a morte e distruzione, un’ondata di povertà e disagi che si trascinano poi per i decenni successivi (basti ricordare i vari tsunami, terremoti, tifoni, incendi…). Tornando al pranzo sono stati tre i momenti che hanno colpito di più i presenti; anzitutto la fame unita a un senso di ingiustizia: chi era nei poveri non era certo contento di vedere gli altri mangiare mentre il proprio stomaco brontola. In secondo luogo il gesto dello scambio delle armi: i Paesi industrializzati per ottenere le risorse da quelli poveri o in via di sviluppo offrono a questi delle armi per risolvere problemi interni in cambio di risorse; ecco spiegato il gesto di scambio tra un contenitore di armi e un cesto di frutta appartenente ai Paesi poveri; così facendo anche le ultime risorse non erano più a loro disposizione ma appartengono ora alle nazioni industrializzate. È triste sapere che tra i maggiori produttori e fornitori di armi ci sia anche l’Italia. Infine il gesto che forse ha colpito di più è stato quello di gettare nei bidoni dell’immondizia quanto avanzato dai tavoli dei Paesi ricchi; è stato quasi uno schiaffo a quelli che avevano la ciotola e lo stomaco vuoti. A differenza di quanto accade nella realtà, il pranzo si è concluso dando da mangiare a tutti i presenti recuperando dai bidoni  opportunamente preparati quanto si era apparentemente scartato. Il momento di riflessione si è concluso richiamando le parole del Vangelo “i poveri li avrete sempre con voi” che ci invitano ad una responsabilità che se non può essere vissuta nella vicinanza, può sicuramente esserlo a distanza attraverso un consumo critico facendo attenzione a sprechi e contribuendo ad opere che possano aiutare i Paesi poveri a vivere meglio. Su questo aspetto il gruppo missionario parrocchiale è molto attento: lo dimostra il fatto che anche quest’anno siano riusciti a raccogliere i fondi necessari per la realizzazione di un nuovo pozzo in Guinea Bissau. Proprio al gruppo missionario parrocchiale andranno i 400,00 euro raccolti in occasione del pranzo dei popoli. Concludo ringraziando di cuore i ragazzi che si sono impegnati nella preparazione e nella realizzazione di questa iniziativa e a tutte le persone che hanno accolto l’invito.

Talent show in oratorio

La sera di sabato 28 gennaio presso il salone dell’oratorio si e` svolta una serata di veri talenti che si sono alternati tra canzoni, balli, esercizi di giocoleria e momenti esilaranti che hanno rallegrato la serata. Certo non si tratta di una vera e propria “festa di don Bosco”, tuttavia trovo che quello spettacolo, anche se inconsapevolmente, abbia rappresentato un pezzetto d’oratorio; non semplicemente perchè i partecipanti (o i loro figli) trascorrono parte del loro tempo in questo luogo, bensi` perchè tutto sommato sono una piccola dimostrazione che l’oratorio e` un vero “laboratorio di talenti”. Questa felice espressione, coniata dai vescovi italiani pochi anni fa, non si riferisce primariamente a capacita` atletiche o artistiche in genere ma a molto di piu: i veri talenti sono quelle persone (bambini, ragazzi e giovani principalmente) che si sono lasciati plasmare dall’ambiente oratoriano lungo gli anni della loro crescita. Molti dei partecipanti frequentano ancora, tuttavia sono sicuro che molti altri hanno appreso una loro passione proprio in un oratorio, oppure questo loro talento l’hanno accresciuto, migliorato ed espresso inizialmente proprio in ambito parrocchiale. Ecco come persone ormai adulte sono ancora riconoscenti verso questo prezioso strumento di integrazione e relazione. Non possiamo dimenticare pero` che questo e` solo un aspetto dell’oratorio: la preoccupazione principale resta sempre la crescita integrale (quindi sotto tutti gli aspetti) dei piu` piccoli alla luce del Vangelo di Gesu`, proponendo quindi momenti di preghiera, servizio di carita` e catechesi. D’altra parte il canto, la danza, il divertimento e la giocoleria non sono estranei per un oratorio: don Bosco stesso amava intrattenere i ragazzi con esercizi “da circo”; i giovani erano abituati a cantare insieme e il ballo richiama sempre la gioia dello stare insieme… La serata del Talent show dunque e` stata meravigliosa per chi ha assistito ma anche per chi ha partecipato, nonostante la stanchezza e l’emozione del momento. Un ringraziamento sincero va a Manuela e a tutti coloro che hanno ideato la serata coinvolgendo gruppi anche eterogenei, di tutte le eta` e capacita`, dal professionista all’appassionato, passando dai piccoli (disinvolti) ai grandi (un po’ impacciati). Grazie anche a coloro che hanno fornito e gestito l’attrezzatura e, non possiamo dimenticare, tutti i partecipanti e spettatori. Speriamo davvero che, crescendo in oratorio, tutti noi possiamo un giorno scoprire anche il nostro talento, possibilmente quello del cristiano.

GIORNATA MONDIALE 2016: ZELO C’ERA!
Era il 24 agosto quando siamo partiti con le parrocchie di Spino e Paullo alla volta della Polonia per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù (GMG). Dopo parecchie ore di pullman la nostra comitiva di 53 giovani ha fatto la prima visita organizzata del programma: Oswiecim, più tristemente noto con il nome tedesco di Auschwitz; il percorso
non ci ha permesso di entrare nei particolari dell’Olocausto, eppure passando tra le baracche, attraversando corridoi con il filo spinato si poteva ancora respirare un’aria di sofferenza dove il silenzio non ci era imposto ma nasceva spontaneamente nei visitatori per rispetto; dopo la visita del primo campo di concentramento ci siamo spostati verso Birkenau, dove lo sterminio assumeva proporzioni agghiaccianti. Ripreso il viaggio la nostra meta era una cittadina a circa 30 km da Cracovia, Niegowic, che fu la prima esperienza pastorale del giovane prete Karol Wojtyla; il nostro gruppo di 17 zelaschi ha trovato ospitalità in una caserma dei pompieri locale mentre i ragazzi di Spino e Paullo sono stati divisi nelle case delle famiglie del posto. Siamo rimasti colpiti dall’ accoglienza e dall’ ospitalità delle famiglie locali che ci hanno ospitato a braccia aperte offrendo la propria casa per poter fare una doccia e per offrirci qualcosa da mangiare in orari fuori dal normale (anche alle 11.30 di sera!). Dopo una timidezza iniziale dovuta anche alla difficoltà nella comunicazione, tra noi e le nostre famiglie adottive si è subito creato un legame che per alcuni di noi è continuato anche dopo il nostro rientro in Italia. I giorni centrali della settimana li abbiamo passati tra le catechesi delle mattine, di cui una tenuta anche dal nostro vescovo Maurizio, e gli appuntamenti a Cracovia; tema principale: la misericordia, ovviamente! Per le catechesi dovevamo affrontare ogni giorno una camminata di circa 3 km per poter arrivare alla chiesa del paese; lì, insieme a circa 1200 altri italiani ospitati, abbiamo ascoltato le parole di alcuni vescovi, ci è stata data la possibilità di confessarci
e un giorno ci siamo divisi per una riflessione di gruppo guidati dalla testimonianza di un sopravvissuto alle stragi di Marzabotto che, dopo vari anni, ha saputo perdonare gli
uccisori. Il primo vero momento di respiro internazionale l’abbiamo avuto giovedì quando nel parco di Blonia abbiamo accolto papa Francesco; per la prima volta abbiamo visto un mare di gente che sventolava le bandiere del proprio Paese; purtroppo avevamo qualche piccolo problemino con la radio per le traduzioni, però per fortuna il papa ha poi parlato in
italiano e in quell’occasione ha invitato tutti i giovani a non essere “gente da divano”.
Il venerdì è stato il giorno della Via Crucis, sempre a Blonia; i testi delle riflessioni cercavano di legare le stazioni classiche di una via crucis con le opere di misericordia; anche se visti nei maxischermi, le coreografie che hanno accompagnato ogni momento erano molto suggestive. Il sabato ce lo ricorderemo soprattutto per due motivi: per la camminata fatta con lo zaino in spalla per raggiungere il Campus Misericordiae, il luogo dove si sarebbero svolte la veglia e la messa col papa della domenica mattina, e il pomeriggio caldo durante il quale continuavano ad arrivare centinaia e centinaia di persone da tutto il mondo. Con parecchio spirito di adattamento e cercando di organizzarci
al meglio con sacchi a pelo, teloni, zaini e rifornimenti d’acqua, ci siamo sistemati nel nostro settore, a poca distanza dagli altri gruppi di Spino e Paullo e gli altri della diocesi. Durante quelle ore di attesa abbiamo avuto anche la visita del vescovo che ha voluto salutarci e stare in mezzo a noi. Abbiamo seguito la veglia con Francesco tramite i maxischermi che erano installati e dopo una cena un po’ arrangiata abbiamo dormito sotto le stelle. La mattina dopo abbiamo partecipato alla messa col papa dove ci ha parlato di Zaccheo, di come non si sentisse all’altezza di Dio, eppure Lui ha molta stima, anche di noi; ci ha invitati a guardare in alto, ad avere sogni alti, di non puntare al ribasso anche se possono esserci delle difficoltà che ci possono bloccare. Al termine della messa abbiamo ascoltato la tappa della prossima Giornata Mondiale della Gioventù: Panama, nel Centro America. Dopo un pranzo veloce, che serviva anche per far defluire le persone, con tutti i gruppi della diocesi ci siamo messi in cammino per far ritorno al pullman che ci avrebbe accompagnato a Niegowic. Ci siamo letteralmente sorpresi quando ci siamo accorti di formare un fiume di giovani che camminavano occupando un’intera autostrada: dovevamo essere davvero tanti! Tornati alla cittadina che ci ospitava una doccia ristoratrice, un pasto mandato giù di corsa, un saluto veloce ma affettuoso alle nostre famiglie polacche e poi via sul pullman per poter rientrare in Italia. Uno degli elementi che più ci hanno colpito è questo: centinaia, milioni di giovani da tutto il mondo che si sono ritrovati per un motivo insolito, per vivere la loro fede, non per protestare o vedere un concerto; ci fa ancora riflettere questo perché quando siamo nel nostro paese, anche nella nostra stessa classe, definirsi cristiano è come dire “anormale”; dire che la domenica mattina andiamo a messa o facciamo ancora catechesi significa sentirsi isolati, presi in giro, come se valessimo dimeno rispetto ad altri nostri coetanei. Il bagno di folla della GMG ci conforta perché davvero non siamo soli; inoltre la fede è davvero possibile viverla alla nostra età, ed è bello viverla insieme!!!
I ragazzi di Zelo che hanno partecipato alla GMG

Macchine a tutto… spritz

Sono partite le iniziative che i futuri partecipanti alla GMG hanno progettato, come è stato presentato nella serata del 13 marzo.
Sabato 19 nel cortile dell’oratorio i ragazzi hanno iniziato col lavare qualche macchina tra gli sguardi divertiti di parenti e proprietari delle vetture. La professionalità è stata
gradita ma mai quanto la loro simpatia. La mattina dopo, terminata la Messa delle Palme in oratorio, un nutrito gruppo di zelaschi hanno potuto assaporare in tutti i sensi l’impegno dei medesimi ragazzi: nel bar dell’oratorio è stato organizzato un aperitivo provvisto di patatine, tramezzini e salatini. Anche in questo caso la cortesia, unita ad un pizzico di frenesia, ha rallegrato gradevolmente la mattinata. Il clima che si è venuto a creare è stato molto positivo: gruppi di famiglie e amici che si ritrovavano attorno ad un tavolo chiacchierando e sorseggiando di tanto in tanto i cocktail preparati dai ragazzi.
I partecipanti ad entrambe le iniziative hanno apprezzato molto lo sforzo che questi ragazzi impiegano per poter partecipare alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia e questo è dimostrato dalla loro generosità. Ma non ci vogliono andare da soli! Infatti la raccolta fondi non servirà semplicemente ad abbassare la quota personale (che è di € 430,00), bensì servirà anche ad aiutare qualcuno che vorrebbe partecipare con loro al raduno mondiale dei giovani ma, per motivazioni economiche, è ostacolato. Questi ragazzi hanno ancora qualche iniziativa in riserbo che non tarderanno a rendere nota. A presto!

EDUCAZIONE E SPORT in ORATORIO

Il 29 gennaio, in oratorio, abbiamo avuto la fortuna di conoscere don Albertini. Ma chi è questo sacerdote? Per coloro che di calcio se ne intendono è il fratello di Demetrio Albertini, ex giocatore del Milan, ma don Alessio è ben di più e chi ha sentito le sue parole ha potuto cogliere tutta la passione educativa del sacerdote. Don Albertini è infatti il consulente ecclesiastico nazionale del CSI (Centro Sportivo Italiano) e profondo conoscitore del mondo sportivo. E’ proprio sul rapporto educativo nel mondo dello sport che si è incentrata la serata: il sacerdote milanese ha saputo proporre una riflessione intensa catturando l’attenzione dei presenti, aiutato in questo anche dalla sua capacità dialettica e dalla vivacità espositiva. L’incontro ha preso inizio ricordando le parole di don Bosco: l’educazione è un fatto di cuore. Ha pertanto posto il primo “tassello” della sua relazione: l’ importanza di voler bene ai ragazzi con cui si entra in relazione. Un allenatore, ha ricordato, è una delle più importanti figure di riferimento per un ragazzo, non fosse altro per il lungo tempo trascorso insieme; un ragazzo pertanto deve sentirsi accolto e deve sentire che vale per il suo allenatore, al di là delle proprie prestazioni sportive. Per questo, ha sottolineato il sacerdote, gli allenatori ma anche i catechisti e tutti gli educatori dovrebbero chiedersi il perché dedicano del tempo ai ragazzi:lo fanno per se stessi, per una propria soddisfazione personale o perché hanno qualcosa di molto importante da trasmettere ai ragazzi che hanno di fronte? Ha poi continuato ricordando che lo sport aiuta i ragazzi a crescere ma perché l’azione sportiva diventi un momento educativo, gli allenatori devono avere coscienza di questo. Il volontariato , ha sottolineato, è importante ma non diventa immediatamente e per sua natura “formativo”. Lo è se l’allenatore ha coscienza e conoscenza del proprio ruolo educativo. Ha proposto pertanto agli allenatori/ educatori di porsi questo interrogativo: “Chi voglio che diventi questo ragazzo?”. Dalla risposta che viene data a questa domanda discenderanno le azioni di allenatori e dirigenti. Don Alessio ha ricordato che per i ragazzi lo sport è innanzitutto gioco e non si deve per forza vincere, anche se porsi degli obiettivi è importante. Un allenatore che conosce la propria squadra non formulerà richieste impossibili ma doserà le richieste in base alle caratteristiche dei suoi ragazzi affinché questi non si demoralizzino. Lo sport infatti è gioco ma anche impegno per raggiungere un risultato. E da qui discendono altri aspetti molto importanti: attraverso lo sport si può insegnare a rispettare le regole, si può far capire che non esistono scorciatoie nella vita, che bisogna accettare gli errori (propri e altrui) e, soprattutto, si deve insegnare che perdere non è la fine del mondo. Anche la sconfitta è importante perché spinge a fare meglio, a condizione che ci si assuma la responsabilità della sconfitta e che non si “incolpi” qualcun altro della mancata vittoria. Questo, ha sottolineato don Albertini, è un elemento molto importante perché diventati adulti questi ragazzi dovranno affrontare la realtà della vita che potrebbe presentare anche situazioni spiacevoli (ad es. una porta chiusa nel momento della ricerca di un lavoro). Ha ricordato infine sia ai genitori sia agli allenatori che non si deve volere che un ragazzo diventi un “campione” a tutti i costo: esistono tantissimi “vivai sportivi” ma da questi escono pochissimi campioni. Semmai, ha più volte sottolineato, bisogna puntare sulla necessità di crescere uomini veri che potranno magari essere, un domani, anche campioni.

Rosella

La difesa dottorale di Don Emanuele don Emanuele Campagnoli

Qualche settimana fa il nostro Don Emanuele Campagnoli, nato e cresciuto a Mignete, ha difeso brillantemente la propria tesi di dottorato presso la facoltà pontificia Gregoriana a Roma.
Dopo tanti anni di studio e di docenza presso il seminario diocesano Don Emanuele ha terminato il difficile itinerario di studi con il raggiungimento del massimo grado accademico in Filosofia con il dottorato sull’opera di un grande filosofo francese contemporaneo Jean Luc Marion docente alla famosa università parigina della Sorbona.
E con orgoglio e riconoscenza verso il Signore, per questo prestigioso traguardo raggiunto, che la comunità di Mignete intera si stringe intorno alla famiglia di Don Emanuele

IN MEMORIA DI PADRE AMBROGIO RAVASI

Padre Ambrogio Maria Ravasi se ne è andato nel silenzio, con la sua solitavdiscrezione e semplicità. Il grande dono che ha fatto alla nostra comunità è scritto nei cuori di tanti che si accostavano a lui per la confessione, per una parola, per la celebrazione della Santa Eucaristia dalle quali trapelava, come ha detto anche il Vescovo nell’omelia al suo funerale: “la sua “sequela Christi” tanto appassionata. Essa rivelava un contatto profondo con Dio scaturito dalla fedeltà alla consacrazione religiosa che sant’Antonio Maria Zaccaria ha posto sotto il segno dei santi Paolo e Barnaba. Come loro fu sollecito nell’apostolato perché lo precedeva nei divini misteri. La docilità allo Spirito di Cristo lo rendeva sempre più umile e silenzioso… quante volte nell’intimo del suo cuore avrà proclamato: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio” e come si sarà affidato alla Madonna della divina Provvidenza per confermare la fede nella vita.” Lode a Dio e attenzione alla persona. Estrema disponibilità al servizio. L’ultima volta che è venuto a Zelo è stato il 22 marzo, quinta domenica di quaresima per le prime confessioni. La sofferenza era già ben visibile sul suo volto, ma non ha voluto mancare. Quando parlavo con lui per la celebrazione delle messe o per le confessioni, rispondeva sempre con immediatezza, anzi era lui stesso a dirmi la sua disponibilità a venire in parrocchia soprattutto quando io mi facevo un po’ scrupolo sia per la sua età, ma anche per la strada. Ma lui mi rispondeva sempre che non mi dovevo preoccupare. Così continua il vescovo : “in lui divenne autentica l’adesione ai voti e ad ogni altro suggerimento dello Spirito per accogliere e fondere in sintesi spirituale e lieta l’esempio delle sorelle Marta e Maria di Betania. La sequela divenne “amicitia Christi. Egli seppe stare in attento ascolto ai piedi del maestro, come Maria, ed offrendo il suo servizio, come Marta, alla fraterna casa religiosa e al Collegio nell’apprezzato impegno educativo”. Al termine del suo funerale il vescovo mi ha detto che ho perso un collaboratore. Certo, è vero, ma soprattutto un esempio di sacerdote vero, con una forte carica spirituale, una conoscenza intellettuale profonda ed una umiltà silenziosa che lo rendeva grande proprio per la sua totale disponibilità a Dio ed ai fratelli. Per lui pregheremo per ringraziare il Signore per tutto il bene che ci ha donato in tanti anni di servizio alla nostra comunità.

Don Gianfranco

RECITAL 2016: “Cristo patì per voi”
Poche righe per poter ringraziare di nuovo i ragazzi e tutti coloro che hanno reso possibile la terza replica del recital “Cristo patì per voi”, stavolta a Lodi, presso la casa madre delle Figlie dell’oratorio. La partecipazione, certo, non è l’unico elemento che conta, tuttavia sono felice di aver visto di nuovo i ragazzi collaborare tra di loro, come anche di persone (di Zelo e fuori) rimaste affascinate dal risultato finale. Un aspetto in più è stato sicuramente la presenza materna delle suore residenti lì che, un po’ per curiosità e un po’ per amicizie passate, sono spesso sgattaiolate dietro le quinte e tra gli accompagnatori. Un sincero grazie di cuore a tutti!

RECITAL 2015: “Cristo patì per voi”

A 25 anni esatti dalla messa in scena di questo recital “Cristo patì per voi”…quest’anno abbiamo voluto riproporlo alla gente di Zelo con un duplice scopo: in primis trovare un “collante” per il gruppo degli adolescenti e dei giovani che vivono in oratorio esperienze differenti. Secondo: recuperare un po’ di tempo per “riflettere e far riflettere sulla passione, morte e risurrezione di Gesù”, attraverso dei monologhi e il testo di alcune canzoni. Siamo partiti a Febbraio … in pochi … abbastanza titubanti. Dopo anni che a Zelo non veniva fatta una proposta di questo calibro, a parte “la vecchia guardia” che ha vissuto le esperienze precedenti e che è partita con grande entusiasmo…non si sapeva di preciso a cosa si andava incontro. Poi pian piano, prova dopo prova, spaghettata dopo spaghettata (…perchè anche a questo serve un recital, a incontrarsi e condividere momenti ludici per imparare a conoscersi meglio, senza “l’ostacolo” dei media, oggi molto utilizzati!) il gruppo si è allargato sempre più … e per fortuna! Quando si pensa a spettacoli di questo genere servono molte persone, ognuna con un ruolo preciso e indispensabile… con un consiglio, con una dritta da dare, esperienza da condividere. Che dire dei ragazzi… sono stati fenomenali!!! Qualcuno, un pò spronato inizialmente, si è buttato nella recitazione, con tutto quello che ha comportato … capire il testo, farlo proprio, cercare di interpretarlo al meglio!!! Altri, un po’ più timidi, forse, hanno preferito occuparsi della parte tecnica, indispensabile per rendere ancora più bello lo spettacolo. Così pian piano abbiamo visto crescere questo gruppo di ragazzi, felici di trovarsi insieme per preparare le coreografie, allestire le scene, provare i costumi, recuperare il materiale necessario, ri-suonare in chiave più moderna le canzoni di 25 anni fa…mettendo a  disposizione doti e voci fantastiche, fino alla proposta di un paio di brani cantati e suonati direttamente dal vivo durante lo spettacolo. Ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito in questi mesi alla preparazione dello spettacolo e che hanno voluto essere presenti la sera del 23 Maggio. Speriamo che questa esperienza sia la prima di una lunga serie e che sia uno stimolo anche per altri adolescenti e giovani di Zelo. Rimane solo un piccola macchia: forse qualche presenza in più la sera dello spettacolo ci poteva essere. Ma un “seme è stato gettato… dove il 30, dove il 40, dove il 100 per cento!”.

 

Internet dipendenze: rapporto genitori e figli

“Alla presenza di un limitato ma qualificato pubblico composto prevalentemente da insegnanti e da mamme (anche se, ad onor del vero, erano presenti oltre al nostro Parroco ed un operatore, ben due papà ai quali va il nostro più sentito ringraziamento), si è tenuto nell’Oratorio parrocchiale un incontro sull’utilizzo di Internet e dei social network e gli effetti negativi di un uso improprio di questi strumenti di comunicazione da parte dei figli adolescenti. Si sono esplorate le caratteristiche, le patologie e gli effetti di una possibile dipendenza ed il clima è stato alimentato da contributi che hanno vivacizzato e portato “a fattor comune” molte esperienze. Particolare interesse e coinvolgimento emotivo ha generato la proiezione di spezzoni di una delle quattro storie del film “Disconnect” dove due adolescenti praticano bullismo in rete ai danni di un compagno di classe. La frase che accompagna il sottotitolo del film “Oggi che siamo sempre connessi siamo piu’ soli che mai”, ha stimolato la riflessione sulla necessità di ristabilire “contatto, connessione” con i nostri figli , leggendo a volte tra le righe i loro bisogni, ascoltando e dedicando qualita’ di tempo affinche’ non si sentano soli e scontati, dando loro l’esempio (termine scomodo perchè ci impegna in prima persona?) educandoli a confrontarsi anche con il contradditorio, con il valore della negazione intelligente “no, non si puo’ fare”, con il diritto del genitore/educatore di chiedere contributi/prestazioni utili, come fare la spesa o liberare la lavapiatti, evitando di sostituirsi a loro se non lo fanno o peggio ancora sentendosi in colpa per averli richiesti”. Ringraziandola per avermi dato questa opportunità la saluto cordialmente.

Laura Quarà

 

DA LONDRA A ZELO

Sbarca in oratorio il mercato di Portobello

Il mercatino di Portobello doveva essere aperto nella giornata di domenica all’oratorio San Giovanni Bosco di Zelo. Bancarelle e giochi per i bambini dovranno però essere rinviati per motivi tecnici. Ilmercato dell’usato (e non solo), in stile londinese come evoca lo stesso nome, verrà riproposto in primavera. La partecipazione è aperta a tutti. L’affitto del posteggio è di 20 euro. Il ricavato dell’iniziativa, sommato a ciò che i venditori, a loro discrezione, verrà versato in un fondo a sostegno delle spese dell’oratorio. Portobello è anche un’occasione per arruolare volontari per le attività che si svolgono nella struttura, ruolo d’incontro della gioventù zelasca. E.C.

 

In marcia e in preghiera a Zelo con il vescovo nel nome della pace 

 

Monsignor Malvestiti: «C’è chi organizza la guerra per interesse di alcuni o uccide per benefici economici» marcia per la pace

«Non svendiamo la pace per gli egoismi di ciascuno.C’è chi organizza la guerra per interesse di alcuni, addirittura per interessi economici contro le vite di tutti e soprattutto dei più innocenti. Non svendiamo la pace ma impegniamoci a essere germi e strument idi pace a cominciare dalle nostre famiglie e dalle nostre comunità». È un messaggio chiarissimo, quello del vescovo di Lodi. Ieri alle 18 monsignor Maurizio Malvestiti ha presieduto nella parrocchiale di Zelo la Messa conclusiva della marcia per la pace. Una marcia partita dall’oratorio e che ha percorso le vie del paese, ascoltando testimonianze come quella di un caldeo residente nel Lodigiano (che ha raccontato dei cristiani in Iraq costretti a lasciare le proprie case e perseguitati prima da Al Qaeda poi dall’Isis) o quella di Rahim Benachour, marocchino musulmano impegnato con “Genti di pace” nel Milanese. «Il vostro sforzo di collaborare con persone di altre religioni, con gli ebrei e i musulmani, è un altro segno del regno di Dio- scrive Papa Francesco nella lettera ai cristiani del Medio Oriente, il 21 dicembre 2014, letta ieri sera -. Il dialogo interreligioso è tanto più necessario quanto più difficile è la situazione». marcia zelo

Alla marcia sono stati presenti alcuni sindaci del territorio insieme al sindaco di Zelo Angelo Madonini che ha detto: «La pace, anelito insopprimibile dei nostri cuori». L’iniziativa è stata organizzata dall’Azione cattolica del vicariato di Paullo insieme alle parrocchie e ha avuto la presenza del presidente diocesano di Ac Giuseppe Veluti, della responsabile vicariale Lucia Comaschi, dei sacerdoti del circondario insieme al parroco di Zelo don Gianfranco Rossi anche vicario foraneo. Non è mancata la preghiera per i bambini  abusati, sfruttati, maltrattati. «Vi ringrazio della testimonianza che avete dato marciando per la pace -ha detto il vescovo, arrivato dopo l’incontro per le famiglie alla Bipielle -.Dobbiamo annunciare il Vangelo della pace. Dobbiamo dire il nostro desiderio di essere strumenti di pace, là dove siamo». Facendo quindi riferimento a tante situazioni in tutto il mondo, ha dichiarato: «La pace è ferita. Ci sono bimbi che guardano alla loro vita senza possibilità di serenità. Intere comunità hanno dovuto lasciare le loro case. Il Vangelo della pace -ha proseguito – ci dice che Dio ha la forza di guarire i nostri cuori. Diciamo al mondo la possibilità della pace e la responsabilità che abbiamo per costruire l’edificio della pace per tutti». Conoscitore delle comunità cristiane di Iraq, Siria, Terra Santa, Egitto, monsignor Malvestiti ha ricordato anche Nigeria e Niger, Ucraina e Russia. Di queste ultime ha detto: «Sono fratelli nella fede. Anche tra fratelli si insidia l’inimicizia. La pace deve partire dai discepoli di Cristo, che la accolgono da lui. “Beati gli operatori di pace, erediteranno la terra”».

 

A ZELO TUFFO NEL PASSATO

Un tuffo nel passato, con la lancetta dell’orologio indietro di vent’anni, quando è stato posato il primo mattone dell’oratorio di Zelo. Sabato e domenica si sono svolti due giorni di festa per celebrare i duecento anni dalla nascita di don Bosco e la fondazione della struttura di Zelo che porta il suo nome. Sabato la messa è stata officiata in oratorio da don Giancarlo Malcontenti, missionario in Uruguay, ma anche fondatore dell’oratorio zelasco così come lo conosciamo. Ha ricordato quei momenti e i tanti volontari, molti scomparsi, del gruppo Paradiso, che si era dato tanto da fare permettendo il buon funzionamento dei servizi all’interno del nuovo centro di aggregazione del paese. Poi la sera ottanta persone si sono riunite per la cena, durante la quale sono riaffiorati i racconti, rammentando tanti momenti particolari. «Da nessuno è stata dimenticata la chiamata dei bambini all’oratorio di don Giancarlo vent’anni fa – racconta Luciano Castoldi, uno degli organizzatori della manifestazione -: dovevano venire con il martello e allora i genitori si erano spaventati. Cos’avrebbero mai dovuto fare ci si domandava. Avrebbero dovuto abbattere il vecchio muro, inaugurando i lavori per la costruzione del nuovo oratorio. Un gesto simbolico, perché l’oratorio è dei bambini e dei ragazzi». Ma si è parlato anche della missione in Uruguay, con filmati, foto e spaccati di vita. «Ci sono sette chiese su un’estensione enorme – sorride don Giancarlo -: si percorrono centosessanta chilometri al giorno per dire Messa. Poi il lavoro è tanto, ma manca la manodopera: se qualcuno non trova il posto qui in Italia potrebbe provare un’avventura un po’ speciale; là c’è tanto da fare». Per finire la serata in bellezza, nel suo stile, don Giancarlo ha imbracciato la chitarra e ha suonato con gli astanti che hanno improvvisato canzoni anni Sessanta. La domenica, sotto la guida del parroco don Gianfranco Rossi che ha presieduto la Messa e del coadiutore don Carlo Mazzucchi con i catechisti e i volontari che hanno organizzato il pranzo, si è svolto il pomeriggio dei giochi.     E. C.

 

20, 200 anni di oratorio!

Già dal titolo un po’ strano si può intuire che il 2015 ci prepara qualcosa di particolare: non sto dando i numeri, bensì sono due date che quest’anno caratterizzeranno l’oratorio. Scendiamo nel dettaglio e incominciamo dal 1815; esattamente duecento anni fa nasceva Giovanni Bosco, colui che guidato dallo Spirito ed appassionato dell’educazione per i ragazzi, ha fondato a Torino un centro di aggregazione e formazione per le giovani generazioni, che oggi chiamiamo “oratorio”. Certo, quello che conosciamo è ben diverso dall’intuizione originaria di don Bosco, tuttavia anche quello di Zelo tenta di restare fedele allo spirito e all’intuizione del santo torinese; non a caso l’oratorio del nostro paese, come tante altre realtà vicine, è dedicato proprio a San Giovanni Bosco. Cosa lo ha spinto ad “inventare” un luogo del genere? Purtroppo noi cerchiamo di rispondere con la nostra sensibilità, legata più ad esigenze sociali che ad altro.

Ci dimentichiamo troppe volte che san Giovanni Bosco era anzitutto un prete; dunque la molla che ha fatto scattare in lui la passione per i ragazzi è anzitutto la passione per Dio, coltivata nella preghiera, nei sacramenti e nella vita della Chiesa. Questo aspetto non secondario ci insegna che non possiamo mai separare i due ambiti (educazione giovanile e fede); ecco perché l’oratorio non può essere visto come un ente a sé (come la catechesi, lo sport, i momenti di festa e di preghiera), ma per il vero è l’espressione concreta di una comunità credente che ci tiene alla formazione delle giovani generazioni. Se la nostra comunità cristiana (in prevalenza formata da adulti) ha perso l’entusiasmo della fede, l’oratorio perde la quasi totalità del sostegno spirituale con un conseguente allontanamento dallo spirito originario e dal Signore stesso. Questo è oggi il grande insegnamento di san Giovanni Bosco: egli non voleva creare qualcosa di alternativo alla comunità cristiana, ma desiderava che la comunità cristiana stessa si impegnasse tutta a favore dei bambini e ragazzi, per farli crescere buoni cristiani e bravi cittadini.

Ma arriviamo alla seconda data: il 1995. Molti se la ricordano ancora perché è l’anno in cui il nostro oratorio di Zelo è stato ufficialmente inaugurato: festeggia quindi i suoi primi vent’anni! In queste strutture sono passate tantissime persone, insieme hanno giocato, insieme hanno fatto festa, insieme hanno pregato. Di lavoro ce n’è ancora tanto, ma sono convinto che con  l’aiuto di tutti possiamo camminare nella giusta direzione, sapendo che la bussola è il Vangelo, la meta è il Signore e il “vascello” è la Chiesa; qualche volta purtroppo sembra che molti preferiscano andare a nuoto, da soli. Ma anche in questo caso ci viene in aiuto san Giovanni Bosco. In uno dei suoi sogni vede una grande barca (la Chiesa) tormentata da una tempesta e da navi nemiche; questo grande vascello trova riparo tra due colonne: l’Eucaristia e Maria Ausiliatrice; essa si salva, supera la tempesta ed i nemici sono sconfitti. Questo sogno non parla solo della Chiesa ma, ci piace immaginarlo, anche dell’oratorio, anche del nostro. L’invito quindi è rivolto a tutti: recuperiamo quella passione educativa verso i nostri ragazzi incominciando a riscoprire nella fede la passione per Dio.

 

Una nuova avventura: la scuola materna/scuola dell’infanzia

Un supporto psicologico per i genitori

Non importa che sia la prima volta oppure che altri figli abbiano gia’ frequentato l’asilo : e’ come se ogni volta fosse anche un po’ la nostra prima volta. Spesso assistiamo a loro reazioni inaspettate ed immotivate che in casa non si sono quasi mai manifestate e che “ ci spiazziano“. Si conferma quindi la necessita’ di un confronto con gli altri genitori, per capire se anche i loro figli presentano gli stessi segnali , spesso di disagio (pianto, paura, rabbia), dei nostri. Secondo Piaget esistono due periodi fondamentali nello sviluppo cognitivo del bambino: il periodo sensomotorio che va dalla nascita ai due anni ed il periodo concettuale che va, attraverso tre fasi progressive, dai due ai quindici anni. Del periodo concettuale lo stadio che qui ci interessa e’ quello dai due ai sei anni : il bambino sa combinare tra di loro le parole e sa comunicare, ma il pensiero non è ancora flessibile in quanto non riesce a collegare tra di loro i concetti. Pertanto il suo modo di interpretare i fenomeni è di tipo egocentrico poiche’ vede il mondo solo ed esclusivamente dal suo punto di vista. Ogni evento quindi viene ricondotto a se’ e non viene mediato attraverso altri modi di pensare, di interpretare la realtà. I genitori spesso non sanno come affrontare i loro pargoletti, che una volta lasciati soli – ad autogestirsi – dimostrano talvolta di non esserne capaci, di non sapere riconoscere autorita’ diverse dalla famiglia, di rispondere con comportamenti inadeguati che oltretutto vengono loro segnalati da soggetti terzi autorizzati, perche’ co- educatori dei nostri figli. Per supportare gli adulti nel cammino che i loro figli intraprenderanno alla scuola materna di Zelo nel 2015/2016, la nostra parrocchia ha deciso di avvalersi della mia collaborazione, che si sostanziera’ in un ciclo di incontri a tema pensati in funzione di un percorso psicologico ed educativo, finalizzato ad acquisire alcuni strumenti per affrontare con maggiore efficacia questa tappa evolutiva.

La volonta’ di accompagnare i genitori in questa tappa importante della vita di questi giovanissimi parrocchiani e’ supportata dalla consapevolezza della centralita’ di questa prima esperienza poiche’ costituisce la prima tappa della loro vita sociale, la prima relazione in un contesto educativo strutturato – quindi non autogestito come potrebbe essere, ad esempio il cortile oppure il parco giochi – con soggetti che non sono necessariamente dei coetanei in quanto la scuola dell’infanzia accoglie bambini dai tre ai sei anni.

 

LA SCUOLA MATERNA

Durante il mese di dicembre, insieme ai bambini, abbiamo intrapreso un percorso di Avvento per preparare i nostri cuori ad accogliere Gesù che nasce. Nel salone è stato allestito un presepe attaccato alla parete al quale ogni giorno è stato aggiunto un personaggio che ha portato con se un messaggio speciale che i bambini e le insegnanti erano tenuti ad osservare almeno fino al giorno successivo. Inoltre, all’interno dell’asilo, per educare alla solidarietà e alla generosità, è stato preparato un cesto che e’ stato riempito, con la collaborazione dei genitori, con shampoo e bagnoschiuma da destinare alla Casa dell’Accoglienza di Lodi.  Per decorare i corridoi e il salone della scuola è stata chiesta anche qui la collaborazione dei genitori che insieme ai propri figli sono stati invitati a costruire stelle natalizie da appendere a scuola.

Tutto ciò è culminato nella rappresentazione di mercoledì 17 dicembre presso il salone dell’oratorio. Aiutati dai ragazzi del gruppo di Catechesi di prima superiore, i bambini hanno animato il tipico racconto della nascita di Gesù con canzoni e poesie. Alla fine della rappresentazione è seguito un rinfresco organizzato dalle rappresentanti di classe.

A metà mese abbiamo festeggiato anche Santa Lucia… i bambini hanno imparato una poesia e hanno colorato in classe un disegno con l’immagine della Santa da portare a casa e da offrirle in dono nella notte più lunga che ci sia; al loro ritorno a scuola hanno trovato ad attenderli alcune caramelle preparate per loro.

Alla fine di Novembre invece, in occasione della Sagra di Sant’Andrea, sono stati organizzati due eventi a favore della Scuola dell’Infanzia: la tombolata e un pomeriggio di giochi per bambini; per questo ringraziamo le instancabili rappresentanti di classe e la Mood Viaggi.Ricordiamo inoltre che in questo periodo presso la segreteria della scuola è possibile iscrivere i bambini piccoli e mezzani già presenti a scuola per il prossimo anno scolastico, mentre dal 7 gennaio sarà possibile iscriverei futuri piccoli per l’anno scolastico 2015/2016.         Le insegnanti

 

FIERA DELL’ORATORIO

Il mese scorso si è svolta la tradizionale Fiera dell’ Oratorio, giunta alla sua 3° edizione, diventata ormai appuntamento fisso e irrinunciabile per la nostra comunità, un occasione per divertirsi insieme e fare della beneficenza contribuendo alle tante spese che l’Oratorio deve sostenere durante l’anno. Il tutto anche col patrocinio del Comune e la collaborazione dell’Associazione il Girotondo. La formula ormai rodata ha comunque accolto alcune novità che sono state molto apprezzate soprattutto dai bambini e dalle loro famiglie. Occorre premettere che mai come quest’anno sono state esaudite le preghiere affinché il maltempo dei giorni precedenti cessasse e infatti ci è stata regalata un’insperata giornata di sole. Dopo la S. Messa sono andate a ruba le tantissime torte artigianali arrivate direttamente dalle case zelasche e offerte per la loro vendita. Tempo di preparare all’interno e nel pomeriggio si è aperto lo spazio espositivo e ludico: all’ingresso giovani caldarrostai e più navigati cultori del vin brulé, della cioccolata calda e del “pan e salam” accoglievano i visitatori, mentre all’interno facevano bella mostra i banchi dei dolci e biscotti fatti in casa, dell’oggettistica, dei libri e dvd usati, l’angolo della creatività con oggetti interamente fatti a mano e quello sempre più gettonato dei giochi per i bambini. Lo spazio “trucca bimbi” è stato letteralmente preso d’assalto e la grandissima partecipazione dei giovani dei vari gruppi catechistici ha consentito una grande animazione con giochi, laboratori, il Pozzo dei Desideri e addirittura uno spettacolo teatrale clownesco messo in scena dal gruppo degli Zelo Zelo 7 che ha riscosso un grande successo ,calamitando l’attenzione dei più piccoli e delle loro famiglie. Partita a rilento, la bella giornata ha invogliato la gente ad uscire dalle proprie case e a fare visita alla Fiera nel pomeriggio inoltrato, contribuendo alla raccolta finale di ben 2000 euro. Alla fine, dopo i ringraziamenti di don Carlo, insieme a lui e a don Gianfranco ci si è messi a tavola per una cena benefica in compagnia, un centinaio di persone raccolte a coronamento di una bella giornata passata insieme all’insegna del volontariato e della solidarietà. Cena preparata dal mitico gruppo della cucina e (altra novità) con musica, allietata dal bel sound del giovane gruppo “Paroles”, che ha spaziato dal rock al rap, con canzoni d’autore originali e non banali. Dovessimo scegliere un immagine tra le tante, sarebbe questa, quella delle due grandi tavolate alla fine della festa: un gran bel mix di adulti e giovani con i loro responsabili, felici di aver contribuito alla riuscita della Festa e di aver aiutato una struttura che tanto dà alla nostra comunità e che per questo invoglia ognuno a DONARE gratuitamente, ognuno per le proprie capacità e disponibilità. Per cui, arrivederci al prossimo anno. Vi aspettiamo sempre numerosi.

 

LO SPORT E’ NECESSARIO PER CRESCERE:

Il calcio in oratorio a Zelo B. P.. 

Togliere i ragazzi di strada, raccoglierli attorno ad un interesse positivo, offrire loro un ambiente accogliente e protetto sono un punto di partenza per un’azione educativa ulteriore, una proposta educativa nello sport, e non obiettivi essi stessi.

Se il fine della nostra attività educativa è, come diceva Don Bosco, mirare a formare «buoni cristiani e onesti cittadini», non è possibile accontentarsi di custodirli dal male (prevenzione come protezione), perché avvertiamo come urgente il dovere di offrire loro prospettive di futuro, pienezza di maturità umana e cristiana, una visione di vita presente e futura (prevenzione propositiva).

Lo sport nella «comunità educante»Non è tanto un problema di quale sport proporre in oratorio, ma del come fare sport e di quali obiettivi si intende perseguire: l’ambito sportivo si inserisce nel più ampio progetto educativo pastorale dell’oratorio di cui è parte l’ACOP Zelo.

Se lo sport è davvero uno dei mondi vitali di tanti ragazzi e i dirigenti e gli allenatori sono a tutti gli effetti degli educatori per il loro impegno a favore dei ragazzi, allora sono invitati a sentirsi parte di questa «comunità educante».

Questo significa anzitutto che tutti coloro che operano nello sport devono coinvolgersi con la proposta educativa e con tutti gli altri educatori che hanno a che fare con i ragazzi.

Lo sport è un’esperienza significativa per i ragazzi, capace di regalare relazioni, aumentare l’autostima, costruire giudizi … Una comunità parrocchiale deve mostrare di credere con convinzione nello sport, promuovendo l’attenzione che merita senza enfatizzazioni, ma sostenendone l’azione educativa e non solo quella che riguarda l’occupazione del tempo libero.

Una rete di alleanze

Si costruisce una comunità attraverso la pazienza dei rapporti, senza cadere nella fretta e nella semplice organizzazione. Per alcuni è il consolidamento di un cammino già intrapreso, per altri è la creazione di un nuovo rapporto tra sport e comunità parrocchiale. Vale la pena indicare qualche criterio cui tali relazioni devono rispondere:

– corresponsabilità e reciprocità: si costruiscono legami positivi e duraturi se vi sono atteggiamenti di rispetto reciproco, tra le persone e tra i vari gruppi, e se tutti i soggetti si vivono in un rapporto di parità, senza stabilire delle gerarchie approvate o implicite. Ciò che lega questi soggetti è il comune interesse per i ragazzi, è l’avere a cuore la loro crescita: questo rende responsabili nel costruire dei legami positivi, capaci di riconoscere l’identità e il ruolo educativo dell’altro e di costruire una relazione all’insegna della valorizzazione delle specifiche originalità.

– identità e dialogo: occorre essere consapevoli del proprio specifico modo di educare: quello della famiglia, della comunità, del catechismo, della società sportiva. Ciascuno educa in modo diverso e nessuno basta da solo. Ciascuno ha un contributo importante da dare ma in relazione al contributo di altri: una relazione dialogica, aperta, che riconosce il proprio valore e la parzialità del proprio punto di vista.

– la formazione degli educatori: è una delle esperienze che meglio contribuiscono a creare questo terreno comune: corsi di formazione per gli educatori, momenti di riflessione, altre iniziative formative, sono i contesti in cui si sperimenta il valore dell’essere insieme per affrontare la sfida dell’educazione nell’Oratorio di Zelo bupon Persico. Ma il valore per eccellenza è quello della gratuità testimoniata dai nostri allenatori e dirigenti.

Educare è ridare speranza. E lo sport è un mezzo attraverso il quale insegnare ai ragazzi ad avere obiettivi grandi, a guardare le stelle.
Sei simboli per l’ACOP Zelo per l’oratorio con i quali spiegare come rendere lo sport un’occasione educativa.

Una palla: simbolo di passione, “Perché lo sport è emozione, non solo tecnica”.
Una porta da calcio: rappresenta l’obiettivo, anche quello di una vita.
Una maglietta: segno di appartenenza, dà il senso di essere parte di un gruppo.
Le righe del campo, cioè i limiti che si incontrano nella vita.
Una sconfitta: sapere perdere significa accettare i limiti e provare a migliorare.
La chiusura dedicata agli allenatori: “Devono avere 3 competenze importanti.
Un bravo allenatore deve conoscere la materia, deve saper fare e soprattutto deve saper essere”.

Luciano Castoldi

Zelo Buon Persico in onda su Rai3 nella puntata de “I dieci comandamenti” dedicata al tema “Le cose che vedo”

L’associazione “Blindly Dancing” (“Danzare a occhi chiusi”), nata nel febbraio 2014, ha come presidente la stessa Elena, una giovane ballerina professionista in danze caraibiche con grave disabilità visiva

Venerdì 17 ottobre, nell’ambito della trasmissione di Rai3 “I dieci comandamenti” di Domenico Iannacone, nella puntata dedicata al tema “Le cose che vedo” è stato protagonista anche Zelo Buon Persico. A Zelo, infatti, il 5 settembre scorso, durante la festa dell’oratorio si è svolta anche un’esibizione della scuola di ballo per ipovedenti “Blindly Dancing” di Elena Travaini e Anthony Carollo ripresa dalla troupe della trasmissione televisiva e andata appunto in onda pochi giorni fa.
L’associazione “Blindly Dancing” (“Danzare a occhi chiusi”), nata nel febbraio 2014, ha come presidente la stessa Elena, una giovane ballerina professionista in danze caraibiche con grave disabilità visiva. La missione dell’associazione è portare l’insegnamento delle danze caraibiche in giro per il mondo per rendere i corsi di ballo accessibili a tutte le persone con disabilità visiva più o meno grave; offre inoltre la possibilità a coloro che vedono di provare l’esperienza della danza al buio. Elena e il suo compagno Anthony cercano non solo di abbattere le barriere della diversità, ma attraverso la danza insegnano valori molto importanti nella vita di tutti i giorni, come il rispetto del partner e delle persone che ci circondano, la fiducia e la voglia di stare insieme, il desiderio di lasciarsi trasportare dalle emozioni e la capacità di guardarsi dentro.
“La luce bisogna andare a cercarsela a occhi chiusi”, dice Iannacone durante la puntata, e anche a Zelo un po’ di questa luce è stata vista grazie all’esempio, alla tenacia e alla voglia di mettersi in gioco di Elena. “Mi dicono che i miei occhi sono particolarmente espressivi – ha raccontato la ballerina –, soprattutto quando mi arrabbio. Comunque, a prescindere dai commenti e dal giudizio degli altri, mi sveglio tutte le mattine e dico a me stessa che sono bellissima”.
Lara Mikula
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FESTA ANNIVERSARI MATRIMONIO 2014  Anniversari 2014

 Foto di gruppo per ricordare un momento di festa che ha coinvolto 18 famiglie della nostra parrocchia. Un grazie al Gruppo Famiglia che ha preparato con cura il rinfresco ed anche ai ragazzi che hanno servito. Un grazie sentito anche al nostro coro parrocchiale per averci aiutato a vivere in modo intenso la celebrazione.

 

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—– “Il grande fratello sbarca nell’Oratorio di Zelo B. P.”. —– 
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Le telecamere sono state installate e controlleranno alcuni punti ‘nevralgici’ dell’oratorio. In particolare ad esempio verranno monitorati il cortile, il parcheggio delle biciclette, il bar dell’oratorio, la zona dell’antibagno, in totale verranno controllati molti punti ‘sensibili dell’oratorio. 

Dove non arriva il catechismo, ci penseranno le telecamere. Succede all’ oratorio di Zelo Buon Persico. Poco sopra l’ ingresso, c’ è la classica «scatoletta bianca» e l’ occhio di una videocamera, pronto a filmare l’ arrivo di malintenzionati. Le Telecamere? Certo, sarebbe meglio non averne, se però possono migliorare la vita dell’ oratorio non ci si deve impuntare. Sono comunque l’ estrema ratio di una situazione non più gestibile negli orari di chiusura, soprattutto notturni.

Questo sistema sarà un ulteriore deterrente a eventuali malintenzionati, ormai si sente in giro di furti continui e questo può servire a evitarli.  elleci

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Atmosfere sacre con la Schola cantorum
24 giugno 2014 pxIl canto che unisce le voci e i cuori a Zelo Buon Persico: venerdì prossimo, 27 giugno, concerto del coro della parrocchiale di Sant’Andrea apostolo, alle 21. La schola cantorum della chiesa di Sant’Andrea, composta da voci maschili e femminili e diretta dal maestro Pier Cristiano Basso Ricci, si ripresenta in un concerto di canti sacri, melodie e amicizie. E apre l’invito ad aderire anche a nuovi aspiranti coristi che volessero impegnarsi nel canto liturgico, di ogni età.Oltre ai cantati, il concerto prevede brani interpretati da Pier Cristiano Basso Ricci al violino e Massimo Loreggian al pianoforte. L’organo Luigi Riccardi del 1872 risuonerà maestoso dalle mani di Loreggian nel Preludio tratto dal Te Deum di Marc-Antoine Charpentier. Il coro parrocchiale di Zelo propone un repertorio che arriva fino ai giorni nostri, con canti di Marco Frisina, Francesco Buttazzo, Giuseppe De Marzi e Benedetto Marcello. L’evento, di qualità, organizzato dalla parrocchia con la collaborazione del Credito cooperativo dell’Adda e del Cremasco, valorizza l’unione di voci e caratteri dei cantori nel contesto della preziosa chiesa di Sant’Andrea, ricostruita nel XVII secolo. Basso Ricci, apprezzato violinista originario di Chieve, ha lavorato per famosi enti lirici in Italia e in Europa. Tra le musiche che suonerà insieme a Loreggian, adorabili e malinconiche, Mozart (“Marcia turca”), Vittorio Monti (la “Csárdás”) e Virgilio Ranzato (“Preghiera della sera”).
 (Chiara TumiattiCONCERTO DELLA CORALE SANT’ANDREA Zelo Buon Persico, chiesa di Sant’Andrea Apostolo, piazza Italia. Venerdì 27 giugno, ore 21, ingresso gratuito.
Novità dalla Scuola Materna Parrocchiale

Ci prepariamo a tirare le somme di questo anno scolastico e a salutare le suore che tanto hanno fatto in questi anni per la nostra scuola e i nostri bambini. Ad aprile, quasi a concludere il percorso triennale che i bambini grandi hanno compiuto, le insegnanti hanno incontrato, tramite i colloqui, i loro genitori. Questa è stata sicuramente un’occasione per ripercorrere il tempo trascorso insieme e per tirare le somme, comunicando eventuali progressi e problematiche dei bambini, che poi verranno riferiti alle future insegnanti della 1° classe della primaria alla presentazione dei nostri alunni. Durante il mese di Maggio, i bambini, avranno la possibilità di incontrare le insegnanti e i bambini della primaria in due diverse occasioni. Ci ritroveremo, infatti, con gli ex compagni d’asilo, che ora frequentano la prima, durante un pomeriggio in cui i bambini costruiranno insieme un oggetto, simbolo della loro crescita e del passaggio tra le due scuole, e che ritroveranno a settembre nella loro nuova aula. In questa occasione i bambini saranno accompagnati dalle insegnanti e dopo una merenda insieme, dovranno essere ritirati direttamente alla scuola primaria. Nel corso di una mattinata in maggio, invece, i nostri bambini con quelli della 5° classe proporranno un piccolo spettacolo a cui potranno assistere i genitori. Come tutti gli anni, durante la prima settimana di giugno, organizzeremo una pizzata con i bambini grandi e le loro famiglie, per trascorrere una piacevole serata insieme. Verso la fine dell’anno, inoltre, conosceremo i futuri alunni della scuola dell’infanzia e i loro genitori. Sabato 7 giugno, nella mattinata, attraverso alcuni laboratori, ci incontreremo, ci osserveremo a vicenda e cercheremo un primo approccio con i piccoli che ci verranno affidati da settembre in avanti. Qualche giorno prima, a fine maggio, incontreremo in una riunione serale solo i genitori, per illustrare il nostro modo di lavorare, la nostra organizzazione, per chiarire i dubbi e rispondere alle domande che ci vorranno rivolgere.

Venerdì 9 maggio la nostra scuola ha organizzato un interessante incontro con il Dott. Boienti, psicologo clinico; nel corso della serata affronteremo l’argomento: Attenti al lupo! Come affrontare temi difficili con i bambini e parlare con loro: proteggere i bambini dagli abusi, dal bullismo, dalla paura dell’estraneo e tanto altro! Vi invitiamo a partecipare numerosi alle h 21:00 presso l’oratorio, perché oltre all’attività’ dell’argomento, vale la pena anche solo ascoltare il Dott. Boienti e fare tesoro della sua esperienza “sul campo”, cogliendo l’occasione per qualche domanda e consiglio particolare sui nostri figli e alunni. Vi ricordiamo infine che sono ancora aperte le iscrizioni per il “centro estivo” di luglio per i bambini in età pre-scolare (dai 3 ai 6 anni). Per qualsiasi informazione vi chiediamo di rivolgervi alla segreteria della scuola dell’infanzia.

Nasce il calcetto in oratorio a Zelo

progetto

Sessant’anni di impegno in paese: Zelo saluta le Figlie dell’Oratorio

Suor Francesca, Suor Luisa, Suor Isabella lasceranno la scuola materna. Dopo sessant’anni l’asilo infantile parrocchiale non sarà più gestito dalle suore. La crisi delle vocazioni religiose ha costretto la madre generale dell’Istituto Figlie dell’Oratorio a richiamare le sorelle per impiegarle in altre realtà o collocarle in pensione. Un pezzo di storia se ne va tra il rammarico e la costernazione di tutta la comunità zelasca. La scuola materna risale infatti al 1954, una realizzazione laboriosa, tema anche di ricerche storiche, come quella eseguita da Angelo Maestri che ha ritrovato i documenti ufficiali, riconducibili alle figure che all’epoca sono intervenuti a vario titolo nella costruzione dell’asilo infantile Maria Immacolata. Primo fra tutti don Lorenzo Pozzoni, che ha pensato, ideato, cercato, inventato ogni cosa.

Ottenuto il benestare del vescovo di Lodi monsignor Tarcisio Benedetti, è stata stipulata la convenzione che ancora fino ad oggi onorata per la gestione della scuola materna. Siglata con la firma della Superiora Generale delle Figlie dell’Oratorio Suor Ledovina Scaglioni, la convenzione consentiva l’apertura dell’asilo, affidando alle suore il ruolo di insegnanti e non solo. L’Istituto delle Figlie dell’Oratorio avrebbe inviato quattro sorelle, con obblighi precisi, «oltre all’insegnamento ai bimbi della scuolamaterna, terranno la scuola di lavoro, per le giovanette e signorine che desiderano apprendere cucito e lavori femminili; nel limite del possibile terranno anche il dopo- scuola». Tutti impegni assolti, in stretta collaborazione con la parrocchia, divenendo un punto di riferimento per l’intera comunità. «L’Istituto – viene scritto nella convenzione – assicura che le suore dedicheranno la loro energia e il loro zelo per il raggiungimento delle finalità di beni a cui ci si propone vicendevolmente per l’educazione morale, civile e religiosa della gioventù; fidenti nell’aiuto del Signore». Così sessant’anni fa la scuola materna aprì le sue porte, sotto la direzione di Suor Fausta Savoldi. Da allora la scuola si è rinnovata. Normative nuove rispetto agli spazi, agli impianti e soprattutto adeguamenti tecnologici hanno richiesto un’importante opera di ristrutturazione. Ripensare a questa storia, alle tante suore che in più dimezzo secolo hanno perseguito la finalità della crescita dei bambini, profondendo energie per l’educazione di una comunità, èmotivo di riconoscenza per l’opera che le Figlie dell’Oratorio hanno saputo realizzare.

Le Figlie dell’Oratorio, lasciano la comunità di Zelo

Prima della fine del mese di gennaio ho avuto un incontro con la Madre Generale dell’Istituto Figlie dell’Oratorio, suor Marilena, nel quale mi ha comunicato la scelta di togliere le suore dalla nostra comunità; decisione ribadita per mezzo di lettera ufficiale datata 24 gennaio 2014. “Con rammarico le confermo quanto verbalmente ho annunciato qualche giorno fa, e cioè che il Consiglio dell’Istituto Figlie dell’Oratorio è giunto alla delibera di ritirare la comunità religiosa presente da lunghi anni a Zelo Buon Persico, nel territorio della sua parrocchia. I problemi attuali del nostro Istituto, comuni a tante Congregazioni, quali l’invecchiamento dei membri, il calo numerico, il moltiplicarsi di problemi di salute, la mancanza di nuove vocazioni, impongono un ridimensionamento delle presenze, a causa del crescente numero di situazioni di emergenza. Ciò ha determinato la decisione del ritiro delle Suore, legato a reali motivi di grave necessità.” Questo è quanto, purtroppo. Dopo aver parlato con il Vescovo e dopo un ultimo tentativo con la Madre Generale, ho dovuto comunicare questa decisione prima al Consiglio Pastorale nell’incontro di giovedì  20 e poi alla comunità al termine delle SS. Messe di sabato 22 e domenica 23 febbraio. Come in quella comunicazione ribadisco che la Scuola Materna continuerà a svolgere il suo servizio in quanto è una realtà parrocchiale, perciò le famiglie non hanno niente da temere da questa partenza delle suore. Resta comunque aperto tutto il grande capitolo del servizio generoso e puntuale che le suore hanno svolto per tutta la comunità in questi 60 anni di presenza. Come ho detto, si comprende la preziosità di un dono quando lo si perde. Certamente questa è una grande perdita perché viene a mancare una presenza discreta e certa, semplice e forte, che ha aiutato tanti nel loro cammino di vita. Ora è però il tempo di rimboccarsi ancora di più le maniche ed essere più consapevoli della necessità di metterci a servizio gli uni degli altri come le suore ci hanno insegnato a fare con la loro presenza. Avremo modo di pensare modo e tempo per un adeguato saluto ed un ringraziamento corale a chi ha speso parte della sua vita nell’amore alla nostra comunità.

Don Gianfranco

Le suore se ne vanno da Zelo

E’ stata una triste domenica quella del 23 Febbraio 2014, per i tanti zelaschi che hanno saputo dal parroco che le nostre suore se ne vanno dopo 60 anni di servizio gratuito ed amorevole verso gli Zelaschi. La crisi delle vocazioni religiose ha costretto la Madre Generale (ma non ne sono convinto) a richiamare le suore per impiegarle in altre realtà o collocarle in pensione. Un pezzo di storia se ne va tra il rammarico e la costernazione di tutta la comunità zelasca. Le Suore dopo una attiva permanenza ed impegno nell’evangelizzazione, nel sociale e nell’educazione dei piccoli nella nostra comunità, si preparano a lasciare in silenzio ed obbedienti alla decisione della Madre Generale, anche se la Parrocchia e le educatrici laiche porteranno avanti l’attività. Zelo ha perso un’istituzione, un riferimento preciso. Con loro va via una storia, la storia di Zelo, Generazioni intere di bambini hanno avuto modo di crescere, di formarsi; poi tutto è stato spazzato via da un vento che continuerà a soffiare impetuoso e forte. Con la loro partenza Zelo perde un contributo religioso e culturale dato sempre con disinteresse, gratuità ed amore. Sappiamo che siete insostituibili, del resto con chi vi dovremmo sostituire? Come si può sostituire chi per amore ha accettato di rivivere il mistero della crocifissione?

A nome di tutti gli Zelaschi, che hanno fruito del loro lavoro gratuito e prezioso, sia quando erano essi stessi i “piccoli dell’asilo” che successivamente quando sono stati i genitori dei loro figli, rivolgo un sentito ringraziamento a tutte le suore dell’Asilo, sia in servizio attuale che a tutte quelle che sono passate per Zelo, augurando loro un sereno avvenire.

Luciano Castoldi

ORATORIO CHI SEI?

 A volte potrebbe capitare, come capitano anche alle persone, che una realtà troppo presa dal fare, dal mantenersi, dal sopravvivere, perda di vista qual’è il suo fine, cosa è preposta a fare, quali sono i suoi obiettivi principali. Così ai nostri giorni potrebbe capitare anche all’oratorio, le cause di questa crisi d’identità potrebbero essere le più svariate:

UNA GIOVENTU SEMPRE PIU’ ISOLATA DAI MEZZI DI COMUNICAZIONE

Internet, le nuove forme di comunicazione, il cellulare con tutte le sue applicazioni, hanno schiacciato i nostri ragazzi davanti ad uno schermo per molte ore al giorno, togliendo loro spesso la fantasia e la capacita di creare tra loro relazioni di gruppo basate sul divertimento e sul gioco. L’immagine che più spesso appare è di gruppi appollaiati su un tavolo o una panchina dove tutti stanno con in mano il loro cellulare e chattare tra di loro.

UN CONTESTO CULTURALE MUTATO

Le istituzioni, tra cui la famiglia, largamente in crisi, cercano sempre più spazi di deresponsabilizzazione e di delega del loro compito educativo.

IL RELATIVISMO ETICO

Questa parolona dice semplicemente che nella nostra società è crollato un sistema di valori condiviso, portiamo avanti il motto “per me è giusto così”. Dietro questo modo di ragionare si cela in modo subdolo la possibilità di fare quello che si vuole, che nel mondo adulto assume la forma della prepotenza e dell’ingiustizia, mentre nel mondo giovanile assume tutte le più svariate forme di maleducazione e di mancanza di rispetto che possiamo osservare tutti con grande facilità.

Ovviamente non si può generalizzare e dire che tutti siamo così, o che il nostro oratorio sia così, ma potremmo facilmente dire che vivendo un un mondo così anche noi corriamo fortemente il rischio di perdere la nostra identità. Rischiamo di finire schiacciati da queste forme di libertinismo che si impongono sempre più in modo forte e spesso trovano nei genitori degli alleati.

COSI’ NOI VOGLIAMO DIRCI CHI SIAMO

Per poter fare questa operazione, abbiamo pensai di darci delle regole, anzi, di ripetere delle regole fondamentali della buona convivenza che fino a ieri abbiamo dato tutti per scontate, ma che oggi invece forse, proprio perché domina il relativismo così scontate non sono più. L’oratorio, essendo l’emanazione della comunità cristiana, essendo il luogo in cui, come cortile aperto, tutti i ragazzi possono riunirsi per giocare, per esperienze formative (catechesi, grest, preghiera insieme) e per condividere il tempo libero in modo qualificato, si propone di ribadire quali sono le regole per la buona convivenza che dovrebbero essere rispettate sia da adulti che da ragazzi. E che nello stesso tempo dovrebbero essere fatte rispettare da tutti coloro che entrano in oratorio.

Abbiamo pertanto sintetizzato così il nostro regolamento:

  1. Usare una condotta ed un linguaggio corretti e rispettosi di persone e cose ed, in particolare, non bestemmiare ed evitare l’uso di parolacce.
  2. Tenere contegno corretto sotto ogni aspetto (vestito, rapporti, relazioni …) evitando atti contrari al decoro e alla buona educazione
  3. Per i minorenni è vietato fumare anche all’esterno dell’edificio, inoltre, proibito in modo tassativo introdurre ed assumere alcolici e super alcolici.
  4. E vietato introdurre e/o assumere sostanze stupefacenti.
  5. Non sporcare e utilizzare i cestini per buttare le cartacce e gli appositi contenitori per la plastica e le lattine.
  6. Non rovinare mobili, pareti, servizi ed in generale tutta l’attrezzatura e rispettare l’edificio, anche all’esterno
  7. Non introdurre oggetti pericolosi, che possano recare danno a persone o cose (es.: coltelli, taglierini, petardi e simili).
  8. parcheggiare biciclette e motorini all’interno degli appositi spazi lasciando libere le vie di accesso.

Ovviamente senza la pretesa che siano esaustive, ma potranno essere integrate da ogni altra regola che possa servire a migliorare la convivenza.

Oltre il regolamento però vorremo trovare spazi per ribadire sia ai genitori, sia ai volontari, sia agli allenatori che vivere l’oratorio da Adulto è una responsabilità grande perché ovviamente siamo noi adulti che abbiamo il compito di educare, che abbiamo il compito di correggere, che abbiamo il compito di custodire. E’ pertanto questa l’occasione per richiamare una maggiore corresponsabilità della comunità per dare un volto sempre più famigliare al nostro oraotorio.

Don Daniele

Lorenzo testimonial di Telethon: a 3 anni lotta contro la malattia

Lorenzo in carrozzina
È un bimbo di 3 anni di Paullo nipote del nostro parroco Don Gianfranco Rossi, uno dei testimonial della campagna nazionale Telethon contro le malattie genetiche. Si chiama Lorenzo Salvaderi ed è affetto dalla Atrofia muscolare spinale, una patologia che lo costringe già alla sua tenera età sulla sedia a rotelle. Domani sarà a Roma, con mamma Simona, papà Pietro e il fratello Tommaso, per la grande maratona televisiva.

NOCI SOLIDALI DI BUTEA

Dopo l’esperienza, che dura ormai da due anni, di collaborazione con la missione di Bùtea in Romania, per aiutare il sostentamento dei poveri e della missione stessa, abbiamo aderito con i ragazzi al progetto NOCI SOLIDALI. Il meccanismo è semplice. Le suore acquistano le noci direttamente dai contadini dei paesi limitrofi la missione. Pagano loro le noci ad un prezzo superiore ai prezzi di mercato, in modo che i contadini riescono a ricavare qualcosa in più dal lavoro che hanno fatto per la coltura. Mandano le noci a noi in Italia che le rivendiamo ai nostri prezzi e il ricavato va totalmente alla missione.

La suora pertanto potrà pagare i contadini e con l’avanzo anche parte delle grosse spese di gestione della missione che costa di un orfanotrofio per 24 bambini e di un ospedale per malati anziani di 40 posti letto.

Abbiamo già venduto circa metà delle noci che ci hanno mandato, il prossimo banco vendita sarà sabato 21 dicembre dopo la messa delle 20.30 a Mignete e domenica 22 dicembre dopo la messa delle 10.00 e 11.00 a Zelo.

Grazie a tutti per la collaborazione e la sensibilità a queste proposte caritatevoli.

ZELO PRIMA MESSA E PROCESSIONE, POI LA SAGRA: CENTINAIA I PRESENTI
Grandi feste per Sant’Andrea con il Vescovo ospite d’onore

C’era chi ha voluto provare una delle tante iniziative proposte, come il tiro con l’arco, o i giochi, ma anche chi semplicemente si è divertito a passeggiare nel centro di Zelo trasformato in una grande piazza pedonale. Ieri è stato il giorno della sagra e la comunità ha reso omaggio a Sant’Andrea, il patrono che protegge il paese. Alla messa, celebrata nell’auditorium dell’oratorio per consentire a tutti la partecipazione, c’erano centinaia di persone, tra cui il sindaco Paolo Della Maggiore che per l’occasione ha indossato la fascia tricolore, i componenti del consiglio comunale, i rappresentanti della stazione dei carabinieri di Zelo e della polizia locale, ma anche le associazioni.E all’altare un sacerdote speciale, il vescovo della diocesi di Lodi monsignor Giuseppe Merisi, che ha presieduto la celebrazione del rito, affiancato dal parroco don Gianfranco Rossi e da coadiutore don Daniele Cabisto. Un momento di grande fervore, ma anche un invito alla fede. Lo ha detto chiaramente il vescovo nell’omelia, ricordando la figura di Sant’Andrea, che tra i primi discepoli di Gesù «Ha avuto la forza di lasciare tutto per rispondere sì alla chiamata del Signore», sottolinea monsignor Merisi.Quindi di predicare il vangelo in tutto il mondo conosciuto, trovando la morte per martirio a Patrasso (sebbene ci sono testimonianze della sua presenza in Scozia). Il riferimento a Sant’Andrea è fondamentale e attuale oggi, nel giorno in cui si celebrano Cristo Re, la giornata diocesana del seminario, così pure la conclusione dell’anno di fede. E l’insegnamento del patrono zelasco riannoda questi tre eventi, con il suo prezioso insegnamento. «Chiediamoci se sentiamo Cristo come re della nostra vita – continua il vescovo -, riconosciamogli la signoria sulla nostra vita. Sant’Andrea lo ha fatto, ci dà l’esempio». Lo stesso esempio lo dà nell’anno della fede, con la sua universale opera di evangelizzazione, portando il messaggio di Cristo. Tutto questo vale anche per la giornata del seminario, perché in Sant’Andrea si riscopre il senso vocazionale della vita. Parole che lasciano il segno quelle di monsignor Merisi, che ha anche accompagnato la processione con la statua del santo per le vie del paese, scortata da un lunghissimo corteo di fedeli e dalla banda di Zelo. Un breve viaggio attraverso bancarelle, mostre, giochi, banchi per la raccolta di fondi, tavoli di degustazione enogastronomica, tutto per un attimo in ossequioso silenzio per la processione, almeno fino all’arrivo della statua in chiesa per la benedizione conclusiva.

Giornata del Ringraziamento: LUNEDÌ 25 NOVEMBRE 2013
Un “grazie” speciale per i doni della terra 
Il “ringraziamento” a Zelo si celebra ogni anno il lunedì successivo alla sagra patronale. Una giornata speciale, eminentemente religiosa, che rappresenta un gesto di riconoscenza per i doni della terra. Inizialmente erano i soli agricoltori a partecipare, ma poi la bella iniziativa ha coinvolto tutte le categorie produttive. E così sarà lunedì 25 novembre alle ore 10,30, quando agricoltori, artigiani e commercianti, saranno tutti insieme a celebrare la Giornata del Ringraziamento. «Questa celebrazione è una felice opportunità per dire grazie al Signore per l’abbondanza della sua grazia – spiega don Gianfranco Rossi -. La valenza educativa propria della Giornata del Ringraziamento ha una ricaduta importante nell’attuale società, in cui l’appiattimento sul presente rischia di cancellare la memoria per i doni ricevuti». Per l’ occasione la santa Messasarà celebrata da don Mario Zacchi alle ore 10,30 nella chiesa parrocchiale e concelebrata da alcuni sacerdoti che hanno svolto il loro ministero nella parrocchia di Sant’Andrea. Sono stati invitati a partecipare don Guglielmo Cazzulani, don Giancarlo Malcontententi, don Virginio Moro, don Govanni Versetti, don Nunzio Rosi e don Marcello Tarenzi. Non tutti potranno essere presenti per impedimenti di vario tipo, ma chi parteciperà lo farà anche a nome di chi non potrà esserci. Durante la Messa verrà raccolta l’offerta che diventa segno tangibile della riconoscenza e che verrà impiegata per le opere parrocchiali e soprattutto per la carità. Chi vuole potrà comporre cesti con prodotti della natura che verranno poi donati alle Suore del Carmelo di Lodi. Al termine della celebrazione sul piazzale della chiesa parrocchiale ci sarà la benedizione dei mezzi agricoli. Ma non finisce qui, perché in oratorio i volontari prepareranno un grande rinfresco, dove tutti potranno gustare vari prodotti locali e torte. Aderirà all’iniziativa anche l’amministrazione comunale, con la giunta che sarà presente con i propri assessori guidati dal sindaco Paolo Della Maggiore.

Madonna del Rosario, è festa a Mignete

Due giorni di festa per la Madonna del Rosario a Mignete (Zelo). Dopo il triduo di preparazione giovedì, venerdì e sabato (alle 20.30), si svolgerà la sagra domenica 6 ottobre e l’appendice con i vari giochi lunedì. Un evento che è finanziato dalla generosità dei residenti, che danno il loro piccolo contributo per rendere più bella la manifestazione. Tutti e in particolare le famiglie di via Lodi, via Cattaneo e via Convento addobberanno le loro abitazioni. «Diversamente da quanto fatto negli anni passati – spiegano gli organizzatori – non passerà alcun incaricato per la raccolta dei contributi per la banda; saranno distribuite delle buste preventivamente timbrate che dovranno essere portate in chiesa e imbucate». Domenica alle 15.15 (altra novità di quest’anno), Santa Messa solenne, a cui seguirà la processione per le vie del paese con la statua della Madonna, accompagnata dal corpo bandistico Giuseppe Verdi di Zelo. Lunedì 7 ottobre, alle 20.30, l’ufficio per tutti i sacerdoti defunti e tutti i defunti della parrocchia. Durante la festa funzionerà una cucina tipica locale. Da non dimenticare la pesca di beneficenza e inoltre ci sarà sempre la possibilità di vincere inaspettati premi messi in palio sulla ruota della fortuna. Un caloroso invito a tutte le signore a preparare le torte che serviranno per il servizio ristoro. Nel pomeriggio dopo la Messa per i ragazzi ci sarà anche il gioco gonfiabile.

Operazione mato grosso a zelo: raccolta a domicilio a chiamata

I volontari dell’ Operazione Mato Grosso hanno stipulato una convenzione con il Comune di Zelo Buon Persico per organizzare una raccolta mensile “a chiamata” di vestiti e oggettistica. Il materiale servirà per aiutare le missioni attive in Sudamerica. La prima raccolta straordinaria si è svolta nei giorni scorsi, ma si ripeterà il 5 novembre, il 3 dicembre e il 7 gennaio. I volontari passeranno per il ritiro dei capi d’abbigliamento usati ma in buono stato su appuntamento (prenotando al numero 333 8855121), dalle 18 alle 20. Verranno raccolti indumenti in buono stato, libri e fumetti (completi di tutte le pagine e copertine), soprammobili, ceramiche e servizi da tavolo completi, lampadari in vetro lavorato, giocattoli e giochi da tavolo, biciclette, elettrodomestici funzionati. Non vengono invece raccolti dai volontari enciclopedie e libri scolastici, servizi da tavolo incompleti, tovaglie, stracci, materassi, mobili, letti, divani, televisori, frigoriferi e monitor, seggiolini, culle e box.

Il saluto di zelo a Suor Margherita, continuerà la sua opera in Basilicata

Suor Margherita Martelli lascia la scuola materna “Maria Immacolata” di Zelo. Con il mese di settembre l’amatissima religiosa ha iniziato a svolgere il suo ministero a Policoro in Basilicata. Una distanza notevole: quasi mille chilometri. Lei ha accettato in spirito di obbedienza come è tipico di ogni ordine e congregazione religiosa. Lascia una scuola avviata e ben sistemata anche da un punto di vista economico, dopo l’ingente spesa per l’istituzione della quinta sezione. «Ha saputo ben organizzare il tutto – commenta il parroco di Zelo don Gianfranco Rossi – in modo da rendere più tranquilla la situazione che si presenterà a chi arriverà a sostituirla, anche se ad oggi non sappiamo ancora chi sarà la nuova superiora. A suor Margherita formuliamo i più fervidi auguri di buon lavoro nella nuova comunità che è chiamata a coordinare a Policoro, sicuri che riuscirà anche lì a lavorare con serietà e capacità». Un saluto caloroso anche da parte del Comune, per bocca del vice sindaco Luciano Castoldi: «L’amministrazione comunale di Zelo considera fondamentale per il paese il ruolo della scuola “Maria Immacolata” – sottolinea Castoldi -. E vuole ricordare il ruolo e la presenza in questi anni della superiora suor Margherita nella nostra comunità zelasca per il servizio sociale e per la formazione di tante generazioni. Un vivo grazie a suor Margherita, che ha guidato e accompagnato i nostri lavori con competenza, sicurezza, discrezione e rispetto. La ringraziamo perché non ha risparmiato fatiche come parte viva della nostra famiglia. Oggi nel nostro comune è alta la dimensione educativa: scuole paritetiche e scuole pubbliche garantiscono ai nostri giovani, sin da piccoli, azioni formative in grado di costruire per il nostro futuro generazioni di qualità».

L’oratorio, un luogo di incontro tra persone e generazioni diverse

Per alcuni è un luogo per incontrare amici, per altri un punto di riferimento per confrontarsi, altri ancora un luogo dove passare ore spensierate. Per tutti l’oratorio di Zelo rappresenta il fulcro della vita comunitaria, non solo di tanti giovani, ma anche di adulti che collaborano nell’organizzazione di tante manifestazioni. Esperienze che si condividono, dalla cui commistione si creano tante iniziative, come la festa di settembre, che si è conclusa lunedì sera. Quaranta volontari all’opera e migliaia di visitatori che nella settimana appena trascorsa hanno partecipato alla bella manifestazione. «Non so se considerare questa festa come la fine di un anno insieme o l’inizio di uno nuovo – commenta don Daniele Cabisto, coadiutore dell’oratorio -, ma forse è un po’ l’una e l’altra cosa insieme. Per noi è una tradizione aprire le porte di questa struttura e far festa la prima settimana di settembre. Ed è un momento particolare, perché d’incontro, di amicizia, ma anche di confronto tra generazioni diverse che partecipano». Infatti, entrando non si notano solo i volti sorridenti di tanti giovani, che scherzano insieme a don Daniele, a suo agio tra di loro, ma anche quella di tanti cittadini adulti, alcuni anche con tante primavere sulle spalle che non perdono l’occasione per sederi e raccontarsi agli altri. Eppure sembra che l’età, qui all’oratorio di Zelo, non sia quello scoglio insormontabile che tutti noi immaginiamo. Anzi è motivo di condivisione e spunto per crescere. «L’oratorio deve essere un centro di aggregazione – sostiene il coadiutore – e devo dire che sono contento dei risultati ottenuti. Il nostro oratorio è sempre pieno, ricco di vitalità, perché vengono tutti e per noi è una grande gioia. Ci sono volontari, amici, grandi e piccini, che fanno parte tutti di una comunità che cresce insieme». Bella testimonianza è stata la festa, che ha raccolto un grande successo. Iniziata con la Santa Messa, in ricordo di tutti i collaboratori che non ci sono più, dal 4 al 9 settembre si sono svolte tante attività con i ragazzi e i volontari. «Abbiamo commentato, vedendole sul maxi schermo, le foto d’estate, quelle del Grest, dei campi scuola e del viaggio in Romania – racconta don Daniele -. Poi c’è stata anche una serata dedicata allo sport per la presentazione delle attività del 2013-14 delle varie società. Abbiamo organizzato anche tre serate musicali, aperto il ristorante con tante specialità». L’ultimo appuntamento è stato lunedì sera, con a tavola commercianti, agricoltori, artigiani e amici, ma anche le autorità locali, tra cui il sindaco Paolo Della Maggiore con i colleghi dell’esecutivo che guida il comune del Sudmilano.

Dal Lodigiano alla Romania per un’estate di fraternità

Si sono presi cura degli anziani, hanno tinteggiato i locali dell’orfanatrofio, aiutato ad avviare un orto. Sono i ventidue giovani di Zelo, Paullo, Tribiano e Mulazzano che hanno vissuto un’esperienza di servizio e fraternità a Butea, nel nord est della Romania, dal 31 luglio al 12 agosto. Nella foto li vediamo in gruppo insieme alla comunità delle suore Ausiliarie del Vescovo di Iasi. Le religiose hanno ospitato i giovani, che a loro volta le hanno supportate nelle diverse mansioni, vicini alle persone di cui si occupano nella missione. Innanzitutto gli anziani della “Casa del malato”, dove i ragazzi si sono presi cura degli ospiti nei momenti più quotidiani, come il pranzo o l’accompagnamento nei diversi piani della struttura a seconda della necessità. Poi i piccoli dell’orfanatrofio, bambini dai 6 ai 14 anni per i quali i giovani lodigiani hanno tinteggiato alcuni locali, oltre ad aver dato un aiuto in cucina. Il pomeriggio era invece dedicato all’animazione e durante la prima settimana il gruppo ha svolto un piccolo grest per i bambini del paese di Butea, mentre nella seconda settimana ha giocato con i piccoli del paese vicino, un centro più povero. «La Romania fuori dalla città è poverissima, mancano acqua ed elettricità nelle case, a volte anche i bagni – testimonia don Daniele Cabisto, coadiutore di Zelo, che ha guidato il gruppo -. Poverissimi erano anche i giovani che abbiamo incontrato e con cui una sera abbiamo giocato una partita di calcio». Altro ambito di impegno è stato quello della nuova missione delle Ausiliarie, in un paese accanto a Butea. «Vi sta sorgendo un centro di riabilitazione per persone che escono da varie dipendenze – annuncia don Cabisto -. La casa ospiterà fino a 45 persone, l’orto sarà parte integrante delle attività riabilitative e i ragazzi hanno contribuito a ripulirlo dalle erbacce perché possa essere avviato. Inoltre nel centro ci saranno uno studio dentistico e un ambulatorio che serviranno anche i paesi circostanti, offrendo prestazioni gratuite». Questo è stato il terzo anno in Romania, per il gruppo da Zelo, Paullo, Tribiano e Mulazzano: si è ormai stabilito un legame forte, che i giovani vogliono continuare. Raffaella Bianchi

Zelo: dal 4 settembre sarà festa all’oratorio

Dal 4 al 9 settembre sarà festa all’oratorio. La santa Messa alle 21, in ricordo di tutti gli e collaboratori che non ci sono più, aprirà la manifestazione il 4 settembre. Alle 21.30 scorreranno le “foto d’estate”, quelle del Grest, dei campi scuola e del viaggio in Romania. Il 5 settembre la serata sarà dedicata allo sport per la presentazione delle attività del 2013/14. Il 6 settembre aprirà la cucina e si svolgerà la serata musicale con Angelo e Valeria. Il 7 settembre la cena in compagnia e poi le note italiane dell’orchestra Sami. Nel corso della serata l’esibizione della scuola di ballo di Claudio Ferrari. L’8 settembre pranzo e cena dell’amicizia, con serata danzante insieme ad Anna e Giancarlo. Il 9 settembre parteciperanno commercianti, agricoltori, artigiani e amici.

Il vescovo tra i 40 ragazzi del campo scuola di zelo a san desiderio genovese:

un incontro in fraternità

Monsignor Giuseppe Merisi ha visitato martedì 23 luglio il campo scuola della parrocchia di Zelo Buon Persico. Il Vescovo, arrivato con il parroco di Zelo don Gianfranco Rossi, ha salutato i ragazzi e gli animatori che insieme al coadiutore don Daniele Cabisto stavano trascorrendo una settimana in Liguria, per la precisione a San Desiderio Genovese, e ha presieduto la messa. Quaranta i ragazzi di seconda e terza media e di prima e seconda superiore che rientrano a Zelo proprio oggi, dopo giornate in cui hanno sperimentato la fraternità, compiuto un’escursione e approfondito il tema delle emozioni: rabbia, compassione, paura, stupore, gioia…. L’oratorio di Zelo ha inoltre già vissuto il campo scuola con i ragazzi di quinta elementare e prima media a Valnontey (Aosta), dal 6 al 13 luglio. Con don Cabisto inoltre sono ventisei i giovani del vicariato di Paullo che il 31 luglio partiranno per la Romania, dove faranno un campo di servizio fino al 12 agosto.

Volontariato in Romania nell’orfanotrofio di Butea

Tanti gruppi negli oratori parrocchiali e nei vicariati si preparano a vivere esperienze forti nel tempo estivo. Approderà in Romani il campo del gruppo giovani di Zelo Buon Persico e paesi vicini del vicariato di Paullo: insieme a don Daniele Cabisto dal 31 luglio al 12 agosto, venticinque ragazzi raggiungeranno Butea, nella diocesi di Iasi. Ospitati dalle religiose locali, i giovani faranno animazione con i bambini dell’orfanotrofio e attività per i bimbi dei villaggi poveri vicini. Nella missione inoltre aiuteranno le religiose in cucina, nei campi, con gli anziani e i malati, e saranno disponibili in tutto quello di cui ci sarà bisogno. Già lo scorso anno un gruppo aveva fatto questa esperienza e i giovani che vi avevano partecipato erano tornati entusiasti, mentre le religiose stesse avevano chiesto loro di tornare. Durante l’anno i ragazzi si erano anche impegnati a raccogliere fondi da portare alla missione. Ecco allora che anche per il 2013 il viaggio e il servizio sono programmati: il gruppo è pronto per altre giornate piene in cui mettersi a disposizione di chi ha bisogno. Ricordiamo inoltre che ci sono ancora posti disponibili per il campo di servizio per giovani a Scampia, dall’8 al 15 agosto prossimi: la Caritas, l’ufficio di Pastorale giovanile e il Centro missionario diocesano propongono una settimana di animazione con i bambini del quartiere alla periferia di Napoli e le giornate saranno anche occasione di condivisione con la comunità dei gesuiti. La quota è di 120 euro. R. B.

La comunità di zelo buon persico ha festeggiato don Piero Bernazzani

Zelo Buon Persico ha festeggiato i 60 anni di ordinazione di don Piero Bernazzani: dopo la Santa Messa in chiesa parrocchiale, la comunità si è riunita per un rinfresco in oratorio con i parenti. Per l’occasione erano presenti il parroco don Gianfranco Rossi, don Daniele Cabisto, il sindaco Paolo Della Maggiore e il vicesindaco Luciano Castoldi, che ci ha inviato un ricordo di don Bernazzani, pubblicato di seguito. È difficile riassumere in poche righe la sua vita consacrata al Signore, gli aneddoti, gli innumerevoli incarichi assunti, le infinite esperienze. La sua è una figura spirituale importante e inconfondibile, un pastore vero riconosciuto da tutti coloro che l’hanno incontrato, una benevolenza conquistata via via nel corso degli anni nel mondo del clero e soprattutto dei laici del nostro territorio. Don Piero, è nato il 28 luglio 1929 a Zelo Buon Persico. La famiglia Bernazzani è sempre stata tra le più numerose del territorio zelasco, una famiglia rurale, volenterosa e ricca di fede. Ha detto la sua prima messa il 30 maggio del 1953 e guidato da una profonda fede e da un robusta cultura, capaci di leggere i “segni dei tempi” e dialogare con tutti, cercando “ciò che unisce”. La sua è stata una vocazione all’autenticità cristiana, alla coerenza tra la fede e la vita di tutti i giorni.Da allora sono passati un po’ di anni, nelle parrocchie del Lodigiano e tanti anni passati all’ospedale di Lodi tra i malati, portando speranza e sollievo tra la gente che soffre o in attesa di un esito, di un’operazione. I cittadini di Zelo lo ricordano con simpatia, per la sua semplicità, la sua schiettezza, purtroppo per la nostra comunità è stata l’ultima vocazione sacerdotale. Durante la sagra di Sant’Andrea del 2003 il sindaco di allora Adorno Marazzina gli consegnò a nome di tutta la comunità una benemerenza.Ho un ricordo particolare quando era a Marzano, noi giovani si partiva in bicicletta da Zelo e si andava a giocare a calcio al campetto dell’oratorio, lui era contentissimo e ci seguiva con gli occhiali bassi, come per nascondere che ci stava spiando, intanto preparava la sagra paesana, ricca delle vecchie tradizioni. Ma la cosa più importante è che 57 anni fa ha unito in matrimonio i miei genitori e se lo ricorda benissimo il lungo viaggio in pullman a Piove di Sacco in provincia di Padova, uno dei suoi primi matrimoni.Vorrei ancora ringraziare il Signore per le belle esperienze di fede e di comunione fraterna vissute con don Piero in questi 60 anni di sacerdozio. Veramente il Signore ha operato grandi cose in questa comunità che da piccolo seme piantato nel territorio di Zelo Buon Persico è divenuta un grande albero portatore di molti frutti perché ha posto le sue radici nel Signore in molti paesi del Lodigiano. Grati al signore diciamo grazie Don Piero! luciano castoldi

Stampa e informazione cattolica

STAMPA E INFORMAZIONE CATTOLICA NAZIONALE “Occorre che il cristiano impari a leggere integralmente i documenti importanti della Chiesa… non c’è altro modo per comprenderli, visto lo scempio e la mutilazione che di essi danno i giornali… anche i più seri!”   ATTI DEL PAPA (Angelus/Regina coeli – Biografia – Discorsi – Encicliche – Esortazioni Apostoliche… Continue Reading